Cerreto di Spoleto - Umbria Italy  
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BORGO
Sulla confluenza del Vigi sul Nera sorge Borgo detto Borgo di S. Basso, vescovo e martire. Originariamente insediamento romano e preromano, poi in epoca medioevale borgo fortificato formato da 4 torri, 5 porte, 2 ponti fra le mura castellane che proseguivano verso Cerreto. L’abitato di Borgo si sviluppava prevalentemente lungo la via che saliva al castello di Cerreto, ed era un avamposto fortificato nei confronti di quello rivale di Ponte e a protezione degli attraversamenti sui due fiumi. Passava per borgo la via romana da Porta S.Antonio a Porta Bufone costeggiando il Nera a destra toccava lo “scoppio” o “scoglio” scalpellinato dagli edili romani presso Triponzo, poi ridiscendeva sul fiume attraverso il ponte romano e proseguiva per Norcia. Le porte del borgo si dirigevano verso Cerreto Porta S. Petrignano, Porta S. Francesco con il ponte sul Nera verso Cascia, Porta S. Antonio con il ponte sul Vigi verso Spoleto e Roma.
Numerose erano in paese le case torri medievali e palazzi del XIV e XV secolo, così come quelli rinascimentali delle famiglie Nobili e Pontano.

CHIESA DI SAN LORENZO
Di notevole rilievo artistico è la chiesa parrocchiale dedicata in precedenza a S. Francesco con l’annesso convento dei francescani conventuali fino all’800. La facciata, in pietra concia di colore rossastro a due spioventi, non presenta che gli ornamenti scolpiti del portale archiacuto, sormontato da un piccolo rosone. L’interno, composta da una spaziosa navata rettangolare, è coperto a capriate con un coro a terminazione rettilinea. Le pareti sono ampiamente affrescate con dipinti che vanno dagli inizi del ‘300 alla seconda metà del XVI secolo. Altre opere sono tele del ‘600, originariamente poste nei numerosi altari. Nella sagrestia un’epigrafe ricorda l’esistenza a Borgo di Bagni di acque curative. C’era inoltre a Borgo un ospedale scomparso con il terremoto del 1703.

CHIESA DI S: PATERNIANO
La chiesa attuale è quanto resta di un complesso benedettino del XIV sec. La facciata attuale appare però arretrata rispetto a quella originale di epoca romanica, anche se è srtato riutilizzato il medesimo portale. All’interno in un affresco del XVII sec. è raffigurato S. Paterniano e la Madonna delle Grazie. GESU’ E MARIA L’ex chiesa fondata dal dr. Vincenzi Baronio, oggi è sede del Museo delle Mummie che sono state rinvenute nei sotterranei della chiesa stessa arricchita da un’aula didattica educativa predisposta dal Centro CEDRAV (Centro Documentazione Antropologica Valnerina e dorsale Appenninica).

 

PONTE
Il suo toponimo è legato ad un ponte romano. Frazione del comune, a 540 s.l.m., è posto su uno scosceso cono roccioso che incombe sul Nera e sorge di fronte a Cerreto.
Fu sede di un gastaldato longobardo voluto dal re Lotario II nel 757 per delimitare il dispotismo del Duca di Spoleto Alboino ed estendeva il suo potere sia militare che economico sulla valle del Nera e del Corno.
Il castello era situato sulla cima del colle, il borgo si sviluppava sul crinale e la Pieve di S. Maria del XII sec. più a valle lungo l’antica strada.
Di rilievo è invece la “Domus Comunitatis Pontananae” ex palazzo comunale con portale arcuato sulla cui lunetta vi è lo stemma di Ponte. Lo stemma che consta di un ponte a tre arcate sormontato da quattro finestroni e tre stelle poste in corrispondenza degli archi è lo stesso della famiglia Pontano, probabilmente fu proprio Ponte che diede origine al casato.
Il gastaldato pontano fu molto importante già nel 748, quando il suo territorio comprendeva circa una ventina di castelli e documenti lo provano, seguì le vicende movimentate di Cerreto, ma a differenza di questo ultimo di tendenze ghibelline, restò fedele alla sede apostolica.
Dal 1389 al 1415 dominò su Ponte la famiglia Trinci, inoltre nel 1392 Bonifacio IX concesse ad Ugolino Trinci in vicariato Foligno, Bevagna, Montrefalco, Valtopina e la Rocca di Ponte.
Tra il 1434 e il 1447 insieme con Cerreto fu sotto il capitano di ventura Nicolò Piccinino o sotto le compagnie di Francesco Sforza.
Nel 1474 con Cerreto e Montesanto fu sotto la protezione di Giulio Cesare Varano, nel 1502 fu sotto il ducato di Cesare Borgia che lo aveva unito al ducato di Camerino.
Da documenti comprovanti si sa che nel 1712 ben nove erano le chiese di Ponte andate distrutte nel tempo e soggette alla Pieve di S. Maria.

CHIESA DI S. MARIA
antica pieve di stile romanico edificata nel 1201, a croce latina con unica navata terminante ad abside semicircolare, con transetto sporgente, sull’incrocio dei bracci è posto il tiburio e la cupola semisferica. La facciata è rettangolare ed abbellita da un rosone a doppio ordine di colonne, iscritto su un quadrato caratteristico dello stile romanico umbro-abruzzese. concentrici con ghiera e conserva nella lunetta resti di una Madonna e angeli, affreschi del XIV sec. Molte erano le opere d’arte patrimonio di questa Pieve, ma ben poco resta attualmente; nell’abside e nelle pareti laterali affreschi dei sec. XIV,XV,XVI testimoniano il patrimonio pittorico arricchito durante i secoli. Il fonte battesimale è una grande tazza monolitica romana di basalto. Lungo l’antica strada che conduceva a Cascia vi erano due chiese di S. Martino e S. Giuliano, santi protettori dei viandanti e testimoniavano l’importanza di questa via di comunicazione anche in epoche tardo medioevali.

MONTE LO STIGLIO (864 metri) o LO SCIGLIO o – RUSTILIO
Il suo toponimo deriva dalla forma dialettale romana del verbo “sciliare” da exilium = separare. Il paesaggio naturale è costituito da piante di roverella con un bosco di alto fusto lungo i versanti del rilievo e vegetazione mediterraneo-montana. Un toponimo Campo dei Lupi, segnalava l’antico luogo di rifugio e riproduzione del predatore appenninico. Oggi è un’oasi protetta ove si è proceduto al ripopolamento di caprioli. Lungo le pendici del monte si sviluppava l’antico collegamento che da Ponte conduceva a Nortosce e anche oggi di buona viabilità; lungo questa strada sorgeva la chiesa di S. Paolo, antico edificio romano oggi distrutto, rimangono resti di mura perimetrali e dell’abside del XII secolo.

NORTOSCE
Insediamento sotto il monte Pagliaro domina la valle del Corno, ha l’aspetto di un borgo medioevale raggruppato intorno alla chiesa di S. Michele, del secolo XIV, ricordata nei documenti, che dipendeva dalla Pieve di Ponte.
Gli edifici superstiti ai recenti terremoti sono stati ristrutturati.

CHIESA DI S. PIETRO
è la ricostruzione cinquecentesca di un’antica chiesa. Vi sono conservati: un battistero ed un tabernacolo ligneo del XVI secolo. La tela posta sull’altare maggiore rappresenta l’apparizione del risorto (sec XVII), alle pareti una Visitazione (sec XVII) e il Rosario (sec XVIII). Sono del XVI secolo gli affreschi votivi rappresentanti la Vergine Maria con Bambino e sui pilastri S. Giuseppe, S. Apollonia, S. Rita e S. Maria Maddalena.

ROCCHETTA
Il suo toponimo, comune sec. XIV, indicava una fortezza sull’alto di un monte, diminutivo di rocca. Era infatti un castello di poggio, lungo la via che conduceva a Cascia; sorgeva su di un’altura che domina la valle del Tissino. Secondo antichi documenti sappiamo che le 125 famiglie che vi abitavano erano dedite al mestiere della guerra, ma, proprio per la partecipazione a guerre lontane, per le lotte tra le famiglie e a causa del terremoto pian piano si ridussero a 36. Rocchetta con Nortosce ha costituito sempre un’unica comunità, solo nel ‘600 ottenne un suo cappellano. Tre sono le chiese di Rocchetta:

S. NICOLA
chiesa romanica annessa al cimitero, la più antica ha il presbiterio coperto a cupola, portale stretto lunettato e campanile a vela sulla facciata, la piccola abside risale al XIII secolo. All’interno vi sono affreschi datati 1529, a destra raffigurazione di Rocchetta.

S. MARIA del VERDE
sulla strada, ha la classica struttura dell’edificio votivo a forma di capanna, portale in pietra e due finestre quadrangolari ad altezza d’uomo. All’interno affreschi che risalgono al 1500 e una tavola sull’altare del XVII secolo.

S. GIACOMO
chiesa parrocchiale. Vi è un’epigrafe romana funeraria dedicata a Calvia di Stazio, liberto di Tito, una seconda pietra riporta lo stemma del Comune dominante, quello di Spoleto, una terza a lettere gotiche ricorda l’anno, 1435. Il battistero di rude fattura ha scolpito sullo sportello il Battesimo e sulla pietra il nome dell’autore e l’anno,1558. La campana del XV secolo reca la salutazione angelica. Nella chiesa è conservata una bella scultura lignea del Crocefisso, sec XV, proveniente dalla Madonna del Verde. Negli altari vi sono le tele seicentesche di S. Antonio, S. Giacomo, S. Filippo Neri e del Rosario.

MADONNA DELLA STELLA
Luogo suggestivo del territorio cerretano è il nome relativamente moderno dell’ Eremo di Santa Croce, sorto nel 1308, per iniziativa degli eremiti agostiniani, sull’antico monastero benedettino di S. Benedetto in Francibus.
E’ costituito da una serie di eremi addossati alla roccia circa una ventina che utilizzavano anfratti naturali completati da parti murate.
Gli eremiti facevano capo alla chiesa di Santa Croce, l’edificio di fattura semplice addossato alla roccia, ha un’unica navata. Gli affreschi presenti sono attribuibili ad un maestro umbre del XIV secolo. La tradizione testimonia che il santuario era aperto al pubblico ed al culto dei fedeli dalla prima domenica di maggio fino alla prima di giugno, durante il mese mariano, vi affluivano le processioni provenienti dai vari paesi del Comune di Cerreto. L’oggetto di venerazione era una pietra insanguinata, che si dice si fosse staccata dalla volta di una caverna e finita sulla testa di un pellegrino, lo aveva lasciato miracolosamente incolume. Erano inoltre esposti nel Santuario gli abiti dei miracolati, secondo consuetudini ai luoghi di culto. L’ultimo eremita, vissuto a Madonna della Stella, viene ricordato da una lapide posto sotto la rupe dove venne trovato il suo corpo.

TRIPONZO
Lungo la statale 209 Valnerina nella direzione per Visso è localizzato Triponzo, arroccato sulle balze rocciose alla confluenza del Corno sul Nera, posto a 422 m. Il nome deriva dai tre ponti costituiti sui fiumi e sulla loro confluenza.
L’alta torre quadrata spunta sulla cinta muraria. Le abitazioni erano serrate tra la scogliera che la sovrasta ed il fiume. Passava su questa gola l’antica strada costruita dai romani in epoca repubblicana, tagliata dagli edili; lasciarono inciso sulla parete dello scoglio i loro nomi e la scritta è ancora visibile e ben protetta. Il castello di Triponzo seguì le vicende di Cerreto, molto spesso conteso da Norcia; nel 1425 venne ceduto da Martino V alla Repubblica Nursina. Nel 1434 si offrì insieme a Cerreto agli Sforza e poi occupato da Nicolò Piccinino venne di nuovo riceduto a Norcia. Molto spesso i Consoli di Norcia furono costretti ad intervenire severamente per riportare la pace nel castello di Triponzo, posto in una posizione strategica del territorio.
Il castello andò in declino con il terremoto nel 1703 e vi rimasero 135 abitanti. Nel territorio di Triponzo vi erano ben sette chiese, molte purtroppo scomparse.

CHIESA DI S. CATERINA
eretta agli inizi del ’700, sorgeva sul luogo appartenuto ad un’altra chiesa più antica e ne è testimonianza il portale rinascimentale datato 1543. La facciata è costituta da due pilastri scolpiti a candeliere che sostengono un architrave dove è posta una lunetta con uno stemma, sul timpano era posta la statua lignea di S. Caterina. Di pregio è la tela della Madonna attribuita al Sassoferrato, di S. Antonio (1641) dell’Addolorata e di S. Giuseppe del sec XVIII e della Addolorata e S. Francesco di Paola del ‘700.

MADONNA DEL CARMINE
Al suo interno statua romanica della Madonna delle Grazie, proveniente dalla chiesa di S. Maria de Clavaris, ex chiesa lungo la strada per i bagni di Triponzo.

BAGNI DI TRIPONZO
In direzione di Visso a meno di un chilometro da Triponzo, a sinistra sulla strada appare un antico porticato costruito nel 1887 ai piedi del monte Fergino alla destra del Nera, in questo luogo sgorgano ben sette sorgenti che emanano da grotte rivestite di stalattiti e concrezioni di solfato e carbonato di calcio con forte condensa di acido solforico. Escono ad una temperatura di 24°e a ben 8 litri al secondo.
Le terme note fin dall’epoca romana, oggi sono in via di ristrutturazione per un loro utilizzo come bagni termali.
BALZA TAGLIATA. E’ oggi raggiungibile solo a piedi percorrendo la vecchia strada che conduceva a Norcia. Lungo la valle del Corno il fiume ha scavato nel calcare mesozoico generando rupi altissime e gole suggestive, sul versante destro si erge un sistema di pareti e canaloni che creano un baratro di circa 730 metri.

MADONNA DI COSTANTINOPOLI
Documenti provano che già nel XIII sec. esisteva una cappella e nel 1580 fu ritrovato il dipinto su muro della Madonna, ma solo nel 1619 Ortensio Comandini eresse la chiesa che divenne patronato della comunità. Nel 1650 la chiesa fu ingrandita e dotata di una campana nel 1667, è in questo anno che vi si insediarono i frati minori francescani detti dal volgo “Zoccolanti”. Furono loro che eressero gli altari e fecero dipingere la Madonna da Fabio Angelucci di Mevale. La chiesa di semplice architettura preceduta da un portico a trasanna ha sul portale la scritta latina “Venite – videte Reginam Vestram”. Sempre nel ‘600 si aggiunsero altari barocchi in legno e una tela con angeli che recavano l’ovale della Madonna bizzantineggiante incoronata da Dio fra cherubini.
Gli altari dedicati a S. Antonio e S. Rocco furono dono di due famiglie benestanti. Sotto Innocenzo X, nel 1652, l’ordine dei Frati Minori fu soppresso e di conseguenza molti di loro abbandonarono il convento annesso alla chiesa, ma testimonianze asseriscono che diciotto frati erano ancora presenti nel 1712. Il convento passò poi ai Cappuccini che vi rimasero fino al 1865 quando, dopo l’unità d’Italia, molti beni ecclesiastici vennero venduti ai privati. Il convento fu acquistato dai conti Minnozzi. Caratteristica è il tratto dell’antica strada che raggiunge con forte pendenza il convento fiancheggiato da edicole con le stazioni della via Crucis.

BUGIANO
CHIESA di S. GIOVANNI BATTISTA: situata in cima ad un poggio nella località detta Bugiano piccolo, è un antico habitat, forse romano, poi centro agricolo anteriore all’insediamento dei castelli, che aveva in prossimità della chiesa il luogo ove venivano seppelliti i morti. La chiesa di semplice architettura romanica ad unica navata, ha la facciata a timpano con due pioventi, il campanile è a vela ed è situato ad un lato dell’abside, il portale arcuato è del XIV sec. All’interno resti di affreschi si scorgono nella calotta absidale.


VALLE DEL VIGI E DEL NERA
E’ la stretta valle incassata che si estende in direzione nord-sud dalle Marche a Borgo Cerreto. E’ una vallata boscosa con predominanza di piante di cerro, associato al carpino bianco e nero e roverella, nei punti più lontani dalle abitazioni aree di piante ad alto fusto. Le acque del Vigi ospitano esemplari di trota fario e sono sorti diversi allevamenti lungo il suo corso. E’ stato inoltre posto sulle rive del Nera, in località Borgo Cerreto, un impianto utilizzato per l’allevamento a scopo di ripopolamento proprio delle trote fario a cura della Provincia di Perugia. L’impianto è dotato di un laboratorio didattico denominato “Aula verde Valnerina” gestito dal CEDRAV, Centro per la documentazione e ricerca antropologica in Valnerina e nella dorsale appenninica che ha sede a Cerreto di Spoleto, ex monastero di S. Giacomo (tel. e fax 0743/922129) L’attività della vita dell’allevamento può essere osservata nelle sue molteplici fasi, falla fecondazione fino al termine del ciclo; gli esemplari adulti vengono poi immessi nella opportuna stagione di pesca nei luoghi di popolamento segnalati dall’Amministrazione Provinciale. Lungo questo tratto del Nera viene praticata la pesca sportiva, No-Killer, gestita dalla Lega Ambiente per conto della Provincia.
Lungo la statale Valnerina, che da Triponzo passa per Borgo e prosegue poi tra le pendici del monte Galloro verso Vallo di Nera e Terni, sulla riva sinistra del Nera si possono vedere i resti di caselli abbandonati, gallerie e tratti di percorsi della vecchia ferrovia che da Spoleto conduceva a Norcia. Era questo uno dei pochi esempi di ferrovia montana, a scartamento ridotto con binari più stretti che si inerpicava per le salite, percorrendo 50 Km. Offrendo al viaggiatore la possibilità di un paesaggio suggestivo. Venne terminata nel 1926, ma purtroppo smantellata nel 1968; senza dubbio se fosse ancora oggi esistente avrebbe rappresentato una notevole attrazione turistica. Alcuni tratti della ferrovia sono oggi adibiti a piste ciclabili e a suggestivi percorsi di trekking.

MONTE MAGGIORE – m.1428
Un itinerario naturalistico di pregevole bellezza è quello del Monte Maggiore, una strada carrabile sale da Ponte del Piano vero Macchia, insediamento agricolo alle falde del monte, raggiungibile in auto anche da Meggiano. Si può quindi proseguire per itinerari di trekking o a cavallo che si snodano lungo le pendici del monte. La flora costituita da querceti di roverella, con cerro e carpino nero, importanti sia idrogeologicamente che paesaggisticamente e alberi di alto fusto vegetano nelle vallette e nella fascia a monte, di piante di zafferano. I vari toponimi come “casa del Vergaro” e “ Le salierie” testimoniano l’uso agro pastorale del territorio, infatti le saliere sono costituite da 20 / 30 grosse pietre raggruppate, sulle superficie delle quali i pastori disponevano il sale per il gregge. Veniva infatti somministrato alle capre come integratore dell’alimentazione, scarso era infatti il suo contenuto nelle erbe. Nei pressi di Macchia, lungo la parete rocciosa di Monte Maggiore, sulla destra del fosso della Valle Mela, c’è la Grotta del Mezzofrate, segnata sulle carte come Grotte del Frate. Infatti il nome segnale la presenza nel passato di eremiti isolati che vivevano in zona


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