PONTE
Il
suo toponimo è legato ad un ponte romano. Frazione del
comune, a 540 s.l.m., è posto su uno scosceso cono roccioso
che incombe sul Nera e sorge di fronte a Cerreto.
Fu sede di un gastaldato longobardo voluto dal re Lotario II nel 757 per delimitare
il dispotismo del Duca di Spoleto Alboino ed estendeva il suo potere sia militare
che economico sulla valle del Nera e del Corno.
Il castello era situato sulla cima del colle, il borgo si sviluppava sul crinale
e la Pieve di S. Maria del XII sec. più a valle lungo l’antica
strada.
Di rilievo è invece la “Domus Comunitatis Pontananae” ex
palazzo comunale con portale arcuato sulla cui lunetta vi è lo stemma
di Ponte. Lo stemma che consta di un ponte a tre arcate sormontato da quattro
finestroni e tre stelle poste in corrispondenza degli archi è lo stesso
della famiglia Pontano, probabilmente fu proprio Ponte che diede origine al
casato.
Il gastaldato pontano fu molto importante già nel 748, quando il suo
territorio comprendeva circa una ventina di castelli e documenti lo provano,
seguì le vicende movimentate di Cerreto, ma a differenza di questo ultimo
di tendenze ghibelline, restò fedele alla sede apostolica.
Dal 1389 al 1415 dominò su Ponte la famiglia Trinci, inoltre nel 1392
Bonifacio IX concesse ad Ugolino Trinci in vicariato Foligno, Bevagna, Montrefalco,
Valtopina e la Rocca di Ponte.
Tra il 1434 e il 1447 insieme con Cerreto fu sotto il capitano di ventura Nicolò Piccinino
o sotto le compagnie di Francesco Sforza.
Nel 1474 con Cerreto e Montesanto fu sotto la protezione di Giulio Cesare Varano,
nel 1502 fu sotto il ducato di Cesare Borgia che lo aveva unito al ducato di
Camerino.
Da documenti comprovanti si sa che nel 1712 ben nove erano le chiese di Ponte
andate distrutte nel tempo e soggette alla Pieve di S. Maria.
CHIESA
DI S. MARIA
antica pieve di stile romanico
edificata nel 1201, a croce latina con unica navata terminante
ad
abside semicircolare, con transetto sporgente,
sull’incrocio dei bracci è posto il tiburio e la cupola semisferica.
La facciata è rettangolare ed abbellita da un rosone a doppio ordine
di colonne, iscritto su un quadrato caratteristico dello stile romanico umbro-abruzzese.
concentrici con ghiera e conserva nella lunetta resti di una Madonna e angeli,
affreschi
del XIV sec. Molte erano le opere d’arte patrimonio di questa Pieve,
ma ben poco resta attualmente; nell’abside e nelle pareti laterali
affreschi dei sec. XIV,XV,XVI testimoniano il patrimonio pittorico arricchito
durante i secoli. Il fonte battesimale è una grande tazza monolitica
romana di basalto. Lungo l’antica strada che conduceva a Cascia
vi erano due chiese di S. Martino e S. Giuliano, santi protettori dei viandanti
e testimoniavano l’importanza
di questa via di comunicazione anche in epoche tardo medioevali.
MONTE
LO STIGLIO (864 metri) o LO SCIGLIO o – RUSTILIO
Il
suo toponimo deriva dalla forma dialettale romana del verbo “sciliare” da
exilium = separare.
Il paesaggio naturale è costituito da piante di roverella
con un bosco di alto fusto lungo i versanti del rilievo e vegetazione
mediterraneo-montana.
Un toponimo Campo dei Lupi, segnalava l’antico luogo di rifugio e riproduzione
del predatore appenninico. Oggi è un’oasi protetta ove si è proceduto
al ripopolamento di caprioli.
Lungo le pendici del monte si sviluppava l’antico collegamento che da
Ponte conduceva a Nortosce e anche oggi di buona viabilità; lungo questa
strada sorgeva la chiesa di S. Paolo, antico edificio romano oggi distrutto,
rimangono resti di mura perimetrali e dell’abside del XII secolo.
NORTOSCE
Insediamento
sotto il monte Pagliaro domina la valle del Corno, ha l’aspetto
di un borgo medioevale raggruppato intorno alla chiesa di S.
Michele, del secolo XIV, ricordata nei documenti, che dipendeva
dalla Pieve di Ponte.
Gli edifici superstiti ai recenti terremoti sono stati ristrutturati.
CHIESA
DI S. PIETRO è la ricostruzione cinquecentesca
di un’antica
chiesa. Vi sono conservati: un battistero ed un tabernacolo ligneo del XVI
secolo. La tela posta sull’altare maggiore rappresenta l’apparizione
del risorto (sec XVII), alle pareti una Visitazione (sec XVII) e il Rosario
(sec
XVIII). Sono del XVI secolo gli affreschi votivi rappresentanti la Vergine
Maria con Bambino e sui pilastri S. Giuseppe, S. Apollonia, S. Rita e S.
Maria
Maddalena.
ROCCHETTA
Il
suo toponimo, comune sec. XIV, indicava una fortezza sull’alto
di un monte, diminutivo di rocca. Era infatti un castello di
poggio, lungo la via che conduceva a Cascia; sorgeva su di un’altura
che domina la valle del Tissino. Secondo antichi documenti sappiamo
che le 125 famiglie che vi abitavano erano dedite al mestiere
della guerra, ma, proprio per la partecipazione a guerre lontane,
per le lotte tra le famiglie e a causa del terremoto pian piano
si ridussero a 36.
Rocchetta con Nortosce ha costituito sempre un’unica comunità,
solo nel ‘600 ottenne un suo cappellano.
Tre sono le chiese di Rocchetta:
S.
NICOLA
chiesa romanica annessa
al cimitero, la più antica ha il
presbiterio coperto a cupola, portale stretto lunettato e campanile a vela
sulla facciata, la piccola abside risale al XIII secolo. All’interno
vi sono affreschi datati 1529, a destra raffigurazione di Rocchetta.
S.
MARIA del VERDE
sulla strada, ha la classica struttura
dell’edificio
votivo a forma di capanna, portale in pietra e due finestre quadrangolari
ad altezza d’uomo. All’interno affreschi che risalgono
al 1500 e una tavola sull’altare del XVII secolo.
S.
GIACOMO
chiesa parrocchiale. Vi è un’epigrafe
romana funeraria dedicata a Calvia di Stazio, liberto di Tito,
una seconda pietra riporta lo
stemma del Comune dominante, quello di Spoleto, una terza a lettere gotiche
ricorda l’anno, 1435. Il battistero di rude fattura ha scolpito
sullo sportello il Battesimo e sulla pietra il nome dell’autore
e l’anno,1558.
La campana del XV secolo reca la salutazione angelica. Nella chiesa è conservata
una bella scultura lignea del Crocefisso, sec XV, proveniente dalla Madonna
del Verde. Negli altari vi sono le tele seicentesche di S. Antonio, S.
Giacomo, S. Filippo Neri e del Rosario.
MADONNA
DELLA STELLA
Luogo
suggestivo del territorio cerretano è il nome relativamente
moderno dell’ Eremo di Santa Croce, sorto nel 1308, per
iniziativa degli eremiti agostiniani, sull’antico monastero
benedettino di S. Benedetto in Francibus.
E’ costituito da una serie di eremi addossati alla roccia
circa una ventina che utilizzavano anfratti naturali completati
da parti murate.
Gli eremiti facevano capo alla chiesa di Santa Croce, l’edificio
di fattura semplice addossato alla roccia, ha un’unica navata.
Gli affreschi presenti sono attribuibili ad un maestro umbre del
XIV secolo. La tradizione testimonia che il santuario era aperto
al pubblico ed al culto dei fedeli dalla prima domenica di maggio
fino alla prima di giugno, durante
il mese mariano, vi affluivano le processioni provenienti dai vari paesi
del Comune di Cerreto. L’oggetto di venerazione era una pietra insanguinata,
che si dice si fosse staccata dalla volta di una caverna e finita sulla testa
di un pellegrino,
lo aveva lasciato miracolosamente incolume. Erano inoltre esposti nel Santuario
gli abiti dei miracolati, secondo consuetudini ai luoghi di culto. L’ultimo eremita, vissuto a Madonna della Stella, viene ricordato da
una lapide posto sotto la rupe dove venne trovato il suo corpo.
TRIPONZO
Lungo
la statale 209 Valnerina nella direzione per Visso è localizzato
Triponzo, arroccato sulle balze rocciose alla confluenza del
Corno sul Nera, posto a 422 m. Il nome deriva dai tre ponti costituiti
sui fiumi e sulla loro confluenza.
L’alta torre quadrata spunta sulla cinta muraria. Le abitazioni
erano serrate tra la scogliera che la sovrasta ed il fiume. Passava
su questa gola
l’antica strada costruita dai romani in epoca repubblicana, tagliata
dagli edili; lasciarono inciso sulla parete dello scoglio i loro nomi e la
scritta è ancora visibile e ben protetta. Il castello di Triponzo seguì le vicende di Cerreto, molto spesso conteso
da Norcia; nel 1425 venne ceduto da Martino V alla Repubblica Nursina. Nel
1434 si offrì insieme a Cerreto agli Sforza e poi occupato da Nicolò Piccinino
venne di nuovo riceduto a Norcia. Molto spesso i Consoli di Norcia furono costretti
ad intervenire severamente per riportare la pace nel castello di Triponzo,
posto in una posizione strategica del territorio.
Il castello andò in declino con il terremoto nel 1703 e vi rimasero
135 abitanti. Nel territorio di Triponzo vi erano ben sette chiese, molte purtroppo
scomparse.
CHIESA
DI S. CATERINA
eretta agli
inizi del ’700, sorgeva sul luogo appartenuto
ad un’altra chiesa più antica e ne è testimonianza il
portale rinascimentale datato 1543.
La facciata è costituta da due pilastri scolpiti a candeliere che sostengono
un architrave dove è posta una lunetta con uno stemma, sul timpano era
posta la statua lignea di S. Caterina. Di pregio è la tela della Madonna
attribuita al Sassoferrato, di S. Antonio (1641) dell’Addolorata e di
S. Giuseppe del sec XVIII e della Addolorata e S. Francesco di Paola del ‘700.
MADONNA
DEL CARMINE
Al suo interno statua romanica della Madonna
delle Grazie, proveniente dalla chiesa di S. Maria de Clavaris,
ex chiesa lungo la strada
per i bagni di Triponzo.
BAGNI
DI TRIPONZO
In
direzione di Visso a meno di un chilometro da Triponzo, a sinistra
sulla strada appare un antico porticato costruito nel 1887
ai piedi del monte
Fergino alla destra del Nera, in questo luogo sgorgano ben sette sorgenti
che emanano da grotte rivestite di stalattiti e concrezioni di solfato
e carbonato di calcio con forte condensa di acido solforico. Escono ad
una temperatura di 24°e a ben 8 litri al secondo.
Le terme note fin dall’epoca romana, oggi sono in via di ristrutturazione
per un loro utilizzo come bagni termali.
BALZA TAGLIATA. E’ oggi raggiungibile solo a piedi percorrendo la vecchia
strada che conduceva a Norcia. Lungo la valle del Corno il fiume ha scavato
nel calcare mesozoico generando rupi altissime e gole suggestive, sul versante
destro si erge un sistema di pareti e canaloni che creano un baratro di circa
730 metri.
MADONNA
DI COSTANTINOPOLI
Documenti
provano che già nel XIII sec. esisteva una cappella e
nel 1580 fu ritrovato il dipinto su muro della Madonna, ma solo
nel 1619 Ortensio Comandini eresse la chiesa che divenne patronato
della comunità. Nel 1650 la chiesa fu ingrandita e dotata
di una campana nel 1667, è in questo anno che vi si insediarono
i frati minori francescani detti dal volgo “Zoccolanti”.
Furono loro che eressero gli altari e fecero dipingere la Madonna
da Fabio Angelucci di Mevale. La chiesa di semplice architettura
preceduta da un portico a trasanna ha sul portale la scritta
latina “Venite – videte Reginam Vestram”. Sempre
nel ‘600 si aggiunsero altari barocchi in legno e una tela
con angeli che recavano l’ovale della Madonna bizzantineggiante
incoronata da Dio fra cherubini.
Gli altari dedicati a S. Antonio e S. Rocco furono dono di due
famiglie benestanti. Sotto Innocenzo X, nel 1652, l’ordine dei Frati Minori fu soppresso e
di conseguenza molti di loro abbandonarono il convento annesso alla chiesa,
ma testimonianze asseriscono che diciotto frati erano ancora presenti nel 1712.
Il convento passò poi ai Cappuccini che vi rimasero fino al 1865 quando,
dopo l’unità d’Italia, molti beni ecclesiastici vennero
venduti ai privati. Il convento fu acquistato dai conti Minnozzi. Caratteristica è il
tratto dell’antica strada che raggiunge con forte pendenza il convento
fiancheggiato da edicole con le stazioni della via Crucis.
BUGIANO
CHIESA
di S. GIOVANNI BATTISTA: situata in cima ad un poggio nella località detta
Bugiano piccolo, è un antico habitat, forse romano, poi
centro agricolo anteriore all’insediamento dei castelli,
che aveva in prossimità della chiesa il luogo ove venivano
seppelliti i morti. La chiesa di semplice architettura romanica
ad unica navata, ha la facciata a timpano con due pioventi, il
campanile è a vela ed è situato ad un lato dell’abside,
il portale arcuato è del XIV sec. All’interno resti
di affreschi si scorgono nella calotta absidale.
VALLE DEL VIGI E DEL NERA
E’ la
stretta valle incassata che si estende in direzione nord-sud
dalle Marche a Borgo Cerreto. E’ una vallata boscosa con
predominanza di piante di cerro, associato al carpino bianco
e nero e roverella, nei punti più lontani dalle abitazioni
aree di piante ad alto fusto. Le acque del Vigi ospitano esemplari
di trota fario e sono sorti diversi allevamenti lungo il suo
corso. E’ stato inoltre posto sulle rive del Nera, in località Borgo
Cerreto, un impianto utilizzato per l’allevamento a scopo
di ripopolamento proprio delle trote fario a cura della Provincia
di Perugia. L’impianto è dotato di un laboratorio
didattico denominato “Aula verde Valnerina” gestito
dal CEDRAV, Centro per la documentazione e ricerca antropologica
in Valnerina e nella dorsale appenninica che ha sede a Cerreto
di Spoleto, ex monastero di S. Giacomo (tel. e fax 0743/922129)
L’attività della vita dell’allevamento può essere
osservata nelle sue molteplici fasi, falla fecondazione fino
al termine del ciclo; gli esemplari adulti vengono poi immessi
nella opportuna stagione di pesca nei luoghi di popolamento segnalati
dall’Amministrazione Provinciale. Lungo questo tratto del
Nera viene praticata la pesca sportiva, No-Killer, gestita dalla
Lega Ambiente per conto della Provincia.
Lungo la statale Valnerina, che da Triponzo passa per Borgo e
prosegue poi tra le pendici del monte Galloro verso Vallo di
Nera e Terni, sulla riva sinistra
del Nera si possono vedere i resti di caselli abbandonati, gallerie e tratti
di percorsi della vecchia ferrovia che da Spoleto conduceva a Norcia. Era questo
uno dei pochi esempi di ferrovia montana, a scartamento ridotto con binari
più stretti che si inerpicava per le salite, percorrendo 50 Km. Offrendo
al viaggiatore la possibilità di un paesaggio suggestivo. Venne terminata
nel 1926, ma purtroppo smantellata nel 1968; senza dubbio se fosse ancora oggi
esistente avrebbe rappresentato una notevole attrazione turistica. Alcuni tratti
della ferrovia sono oggi adibiti a piste ciclabili e a suggestivi percorsi
di trekking.
MONTE
MAGGIORE – m.1428
Un
itinerario naturalistico di pregevole bellezza è quello
del Monte Maggiore, una strada carrabile sale da Ponte del Piano
vero Macchia, insediamento agricolo alle falde del monte, raggiungibile
in auto anche da Meggiano. Si può quindi proseguire per
itinerari di trekking o a cavallo che si snodano lungo le pendici
del monte. La flora costituita da querceti di roverella, con
cerro e carpino nero, importanti sia idrogeologicamente che paesaggisticamente
e alberi di alto fusto vegetano nelle vallette e nella fascia
a monte, di piante di zafferano. I vari toponimi come “casa
del Vergaro” e “ Le salierie” testimoniano
l’uso agro pastorale del territorio, infatti le saliere
sono costituite da 20 / 30 grosse pietre raggruppate, sulle superficie
delle quali i pastori disponevano il sale per il gregge. Veniva
infatti somministrato alle capre come integratore dell’alimentazione,
scarso era infatti il suo contenuto nelle erbe. Nei pressi di
Macchia, lungo la parete rocciosa di Monte Maggiore, sulla destra
del fosso della Valle Mela, c’è la Grotta del Mezzofrate,
segnata sulle carte come Grotte del Frate. Infatti il nome segnale
la presenza nel passato di eremiti isolati che vivevano in zona
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